venerdì 14 marzo 2014

Crema di cioccolato bianco mandorlato all'arancia: certezze, consapevolezze e... avanti tutta

E poi ci sono quelle volte in cui non guardo in faccia nessuno. Vado dritto per la mia strada, assecondando solo i miei desideri. Le sensazioni emergono da un cumulo polveroso di pensieri e lascio che scorrano davanti agli occhi, sotto pelle, nel respiro. Mi fido di me stessa, ho imparato a comprendere che posso farlo e abbasso le armature. Voglio il sole sulla pelle e il sorriso sul viso. Sento voci, ma non ascolto. Le invidie non fanno per me, i giudizi li lascio a chi non ha sufficiente carattere e la smania di sminuire ciò che non si conosce la lascio a chi vuole credersi grande. Mi siedo su quella roccia e osservo il panorama, assaporo la strada che ho percorso e sorrido a quella che ancora mi aspetta. Un passo alla volta, è sempre stato il mio motto, e un passo alla volta riprenderò il mio cammino. Ma ora mi godo il momento. Un carico di energie e poi riprenderò. Il cioccolato bianco può essere una debolezza. Io l'ho trasformato in determinazione. Aromatizzato, corposo, soffice e vellutato in una crema che non lascia dubbi: è qui che voglio stare ed è da qui che voglio ripartire.

Ingredienti

200 g di cioccolato bianco
60 g di zucchero di canna
45 g di mandorle con la pelle
50 ml di latte di avena
95 g di succo di arancia
scorza di 1/2 arancia
1 g di agar agar

Mettete in un boccale le mandorle e lo zucchero di canna. Tritate ad intervalli, per non fare surriscaldare le mandorle, fino a quando saranno molto fini.
Lavate e asciugate l'arancio. Tagliate la scorza di mezzo frutto, facendo attenzione a prelevare unicamente la parte arancione. Inseritela nel boccale insieme alle mandorle tritate e unitevi anche il cioccolato spezzettato.
Tritate finemente tutto e fate sciogliere la crema (direttamente nel Bimby per chi lo avesse oppure a bagno maria per chi non lo avesse) aggiungendo 50 ml di latte di avena.
   Nel frattempo spremete l'arancio e con una piccola parte del succo stemperate l'agar agar (basterà la punta di un cucchiaino). Aggiungetelo al resto del succo e versatelo, a filo, vel cioccolato sciolto, mescolando continuamente. Fate cuocere per un paio di minuti.
Sterilizzate un vasetto (o due) e asciugatelo molto bene. Non dovranno rimanere tracce di acqua.
Versate il cioccolato bollente (mi raccomando è essenziale che sia molto caldo), chiudete subito il barattolino, avvolgetelo in un canovaccio e fatelo raffreddare a temperatura ambiente. Si formerà, così, il sottovuoto che vi permetterà di conservare la crema per un paio di settimane anche fuori dal frigorifero.
Se, come me, un vasetto non dovesse bastare, potrete versare la crema avanzata in un contenitore o in un barattolino piccolo, da tenere in frigorifero pronto all'uso. Vi garantisco che sarà molto difficile che duri molto, ma si conserverà comunque per diversi giorni.
Il sapore dolce, supportato dal dolce/amaro delle mandorle e reso fresco dall'aroma dell'arancia (la nosta aspra del succo vi conquisterà) renderà goloso e irresistibile ogni cenno di assaggio.
La consistenza cremosa e soffice avvolgerà il palato e non vi darà scampo. Difficile liberarsi da questo piacere.


giovedì 13 marzo 2014

Tagliatelle di castagne e rosmarino con pesto di sedano in crema di scarola: incontri, conoscenze e nuove conquiste

In questo mondo di foodblogger si conosce tanta gente. Non una conoscenza visiva, fatta di condivisioni di esperienze e di materialità, non sempre almeno, ma una conoscenza di storie, di passioni, di culture, condivisioni e saperi. A pochi blog ho associato uno sguardo (e quei pochi mi hanno segnato e arricchito), ma molti mi hanno stimolato con nuove sfide e nuovi traguardi. Così ecco che, tra i tanti incontri, arriva anche lui, il Supremo, Luigi Sorrentino. Al di là della sua bravura e della sua professionalità, ciò che mi ha colpito di lui è stata la sua umanità. Lui che dice di avere tanto da imparare e non si sottrae mai ad un apprezzamento o all'entusiasmo di aver davanti agli occhi un piatto che lo colpisce. Credo che questo sia il segreto di grandi chef, ma più in generale di grandi uomini. Chi si approccia al mondo con l'umiltà di avere sempre qualcosa con cui arricchire la propria conoscenza trovo abbia una marcia in più. A me arriva al cuore. Tra le sue creazioni, un giorno mi sono imbattuta in questo piatto di scialatielli. Ho strabuzzato gli occhi, sapendo che presto avrei personalizzato questa sua grande proposta. Quel momento è arrivato e il mio piatto ha preso forma. Non posso spiegare la delicatezza di questi sapori, tanto differenti, ma così vicini nel legame tra loro. Ringrazio Luigi per avermi dato questo grande spunto, per avermi insegnato qualcosa di nuovo e per avermi fatto assaggiare qualcosa di veramente speciale.

Ingredienti

Per la pasta
60 g di semola di grano duro
40 g di farina di castagne
1 rametto di rosmarino
1 uovo
sale

Per il pesto
1/2 cespo di scarola
15 g di foglie di sedano
10 g di semi di zucca
10 g di pinoli
10 g di parmigiano
13 g di olio evo

Lavate e asciugate il rametto di rosmarino. Prelevate gli aghi e tritateli finemente.
Setacciate le farine e mischiatele.
Unitevi il rosmarino tritato, l'uovo e un pizzico di sale. Impastate tutto, fino ad ottenere una pasta compatta e omogenea.
Datele la forma di un panetto, avvolgetela in un canovaccio pulito e fatela riposare in frigorifero per almeno mezz'ora.
Nel frattempo lavate accuratamente la scarola. Tagliatela in piccole strisce e fatela appassire in una padella, a fuoco lento, coperta, aggiungendo un pizzico di sale. Giratela di tanto in tano e lasciatela cuocere per una decina di minuti. Quindi spegnete il fuoco.
Lavate le foglie del sedano e asciugatele accuratamente. Versatele in un boccale, unitevi i semi di zucca, i pinoli, il parmigiano, l'olio e il sale.
Tritate tutto fino ad ottenere un pesto non troppo fine, ma piuttosto omogeneo. Tenete temporaneamente da parte.
Passate la scarola con un tritatutto, creando una crema non troppo vellutata.
Accendete nuovamente la fiamma, piuttosto bassa, e aggiungete il pesto precedentemente preparato.
Mescolate tutto e lasciate insaporire dolcemente, per pochi minuti. Mantenete coperto e al caldo, in modo che i sapori si armonizzino perfettamente e si assestino nei loro aromi.
Riprendete ora l'impasto e stendete una soglia non troppo sottile. Tagliate delle tagliatelle, o un formato di pasta di vostro gradimento. Questa volta ho utilizzato la macchina sfogliatrice dell'Impera anche per il taglio.
Stendete le tagliatelle su un canovaccio e lasciatele asciugare per una decina di minuti.
Portate quindi a bollore abbondante acqua salata e fatevi cuocere la pasta per circa 5 o 6 minuti (assaggiatela per verificarne il grado di cottura).
Quando sarà ancora abbastanza al dente scolatela, senza buttare via l'acqua di cottura.
   Trasferitela nella padella in cui avrete preparato la salsa di scarola e pesto e fatela saltare a fiamma viva per qualche minuto, unendo un buon mestolo di acqua di cottura. In questo modo ultimerete la cottura in padella, facendo in modo che la porosità della pasta assorba il gusto del pesto. Abbiate cura di muoverla continuamente con un forchettone di legno, in modo da mantenere il condimento ben distribuito su tutta la pasta.
Quando il pesto e la crema di scarola si saranno addensati e l'acqua sarà quasi completamente evaporata, spegnete il fuoco e impiattate.
Gustatela nella sua fragrante corposità e nell'insieme di sapori delicati. la dolcezza della castagna sposa alla perfezione la delicatezza del rosmarino e la cremosità della scarola saprà mettere in risalto il carattere del sedano e la consistenza del pesto.

Un piatto da scarpettta!!

mercoledì 12 marzo 2014

Tartellette di quinoa rossa con spinaci filanti: dialoghi improbabili e piccole digressioni

Una sola richiesta: stupire! Talvolta il mio palato necessita questo. Mi chiede di essere coccolato con fragranze semplici, ma in nuovi formati. Allora apro la dispensa e.... ambarabaciccicoccò salta fuori lei, la mia scoppiettante amica fidata. Mi guarda e mi dice "questa missione fa per me". Le strizzo l'occhio e le rispondo "sei tu la regina". Che, voglio dire, può sembrare da pazzi schizofrenici, ma è una conversazione che prende vita davvero. Voi avrete i vostri amici immaginari, io ho la quinoa parlante. Rossa, sia chiaro, perché mi piacciono i caratteri forti. La abbino alle mie amate foglie di spinaci, in un legame insolito. Mi ero fatta prendere da quelle piccole scamorzine affumicate, con l'idea di preparare.... naaaaaaaaaaa, non vi dico nulla, ed eccole piazzate anche in questo sformato. Non comune, come scelta, e badate bene che per molto tempo non si ripeterà. Le scelte salutiste vanno portate avanti con coerenza. La piccola digressione ci sta, il fuori tema.... no!!

Ingredienti

35 g di quinoa rossa
100 g di acqua
3 g di amido di mais
2 cespi di spinaci freschi
60 g di scamorza affumicata
25 g di olive nere al forno
olio
sale

   Pulite gli spinaci e lavateli accuratamente. Tagliateli in piccole striscioline e fateli appassire in una padella con un filo di olio, a fuoco lento, correggendo con sale a piacere. Cuocete per pochi minuti, poi spegnete e lasciate intiepidire.
Versate la quinoa in un colino e sciacquatela sotto un getto di acqua corrente. Versatelo in un pentolino e unitevi l'acqua. Portate ad ebollizione, coperto, aggiungendo poco sale (considerate che l'acqua verrà assorbita completamente, quindi ne basterà un pizzico). Cuocete a fiamma bassa senza mai scoprire la pentola. Quando mancheranno 5 minuti alla cottura, aggiungete l'amido di mais e mescolate bene. Coprite nuovamente e procedete fino al totale assorbimento dell'acqua di cottura. Spegnete il fuoco e lasciate riposare per qualche minuto.
Tritate finemente la scamorza e le olive al forno. Unitele agli spinaci e mescolate tutto per amalgamare perfettamente.
Create, su una teglia coperta da carta forno, 3 cialde con la quinoa, appiattendole molto bene. Lo spessore dovrà essere minimo.
Accendete il forno e cuocete le cialde per 5 minuti, a 200°.
Diventeranno cialde compatte. Staccatele dalla carta, cercando di non romperle, capovolgetele e sistematele nuovamente sulla teglia.
Sistemate su ciascuna cialda una parte del composto di spinaci e formaggio. Compattatelo bene.
Infornate nuovamente, sempre a 200° su un ripiano alto e cuocete per altri 5 minuti, facendo gratinare bene la superficie.
Sfornate le vostre cialde e servitele.
Calde, confortevoli, sfiziose, saranno un piacere per il palato.

Un modo diverso di gustare verdura di stagione e di cedere alla tentazione del sano.

martedì 11 marzo 2014

Stelline agrumate al pomelo con semi di girasole: l'energia racchiusa in un dono

"Hai mai assaggiato il pomelo? A me piace molto e poi dà un sacco di energie". Credo che il mio aspetto, nel momento in cui Enza ha pronunciato quelle parole, lasciasse intendere che, di energie, ne avrei necessitate più di un sacco. In realtà, seppur lo conoscessi "visivamente", non avevo mai ceduto all'assaggio di questo frutto. Così mi sono lasciata trasportare dal suo entusiasmo e.... ho accettato il meraviglioso dono. La bellezza dei gesti così semplici e spontanei mi incanta sempre. Il pomelo, per completezza di informazioni, è un agrume di provenienza asiatica, dove è stato introdotto nel 100 d.C. Diffuso in Cina, Malesia, Indonesia e Thailandia ed è l'antenato degli agrumi, insieme al cedro e al mandarino. Semplicemente sbucciarlo e mangiarlo sarebbe stato interessante, ma non da Cuocherellona. Allora mi sono studiata qualcosa che potesse lasciare un'impronta per questo dono e che potesse arrivare come un GRAZIE per un pensiero sentito e assolutamente apprezzato. E visto che dalla buccia sono ricavati oli essenziali, io non mi sono risparmiata su nulla ^_^


Ingredienti

175 g di farina di farro bianca
60 g di farina di soia
45 g di crusca di grano
120 g di burro di soia
185 g di polpa di pomelo
45 g di zucchero di canna grezzo
25 g di semi di girasole
15 g di scorza di pomelo
13 g di lecitina di soia

Prendete il pomelo e lavatelo con molta cura.
Asciugatelo e tagliate la scorza, facendo attenzione a prelevare solo la parte gialla. Inseritela nel boccale, insieme allo zucchero di canna, e tritate finemente tutto.
Unite i semi di girasole e tritate nuovamente, lasciandoli piuttosto grossolani. Mettete da parte il trito, su un piattino.
   Pelate a vivo il pomelo, prelevandone la polpa. Inseritela nel boccale e tritale, in modo da renderla piuttosto liquida.
Unitevi la lecitina di soia e continuate a lavorare con le lame, in modo da amalgamarla alla polpa.
Unite il burro di soia a tocchetti e il trito di zucchero e scorza di pomelo e montate bene il tutto ottenendo una pastella soffice.
   Setacciate, a parte, le farine e mescolarle tra di loro. Unire la crusca di grano e unirle, poco alla volta, alla crema, incorporandole bene.
Aggiungete un pizzico di sale e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto compatto.
Date la forma di un panetto, avvolgetelo in un foglio di pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per almeno mezz'ora, in modo da farlo rassodare bene.
Trascorso questo tempo riprendete l'impasto e infarinate una spianatoia.
Stendete la pasta in una sfoglia spessa circa mezzo centimetro e ritagliate i biscotti. Rivestite di carta forno una teglia e sistemateceli sopra.
Accendete il forno a 190° e, quando sarà in temperatura, infornate la teglia. Cuocete per 25/30 minuti, controllando che non scuriscano troppo.
Sfornate non appena saranno cotti e lasciate raffreddare i biscotti su una gratella.
Gustateli in semplicità, o farciti con creme o marmellate a piacere.
Risulteranno morbidi e fragranti, con quel sapore agrumato che li renderà unici e instancabili.
  
Una colazione perfetta, ma anche un piacevole sfizio.

lunedì 10 marzo 2014

Catalogna in agrodolce con uova strapazzate alla curcuma: la chiave di lettura dei ricordi

Esiste, per voi, un legame cibo/ricordo? Esistono alimenti che maggiormente richiamano una particolare situazione? Per me sì, uno di questi è la catalogna. Abbandonata per molti anni, dopo ricordi piuttosto ostili dell'infanzia quando il sapore amarognolo proprio non si confaceva ai miei gusti, l'ho riscoperta con piacere qualche tempo fa. Nonostante questo, non è mai stata una scelta abitudinaria, quella di acquistarla. Credo sia per il fatto che, quando i palati da accontentare sono differenti per numero e per gusto, ci si indirizzi su qualcosa che tutti possano apprezzare. La catalogna ha un sapore particolare, in effetti. Eppure, ogni volta che mi trovo a pranzo con la mia amica Elena, in un posto comodo e carino, seppur senza troppe pretese, per una pausa breve e di grandi chiacchiere, il buffet delle verdure può proporre qualsiasi bontà, ma l'occhio cade sempre sulla catalogna. E, sempre, la catalogna cade nel mio piatto. Che poi diciamolo, credo che l'assaggio di ciascuna pietanza proposta appagherebbe il mio palato (dolci compresi ^_^), ma quello rimane, per me, il pranzo catalogna. Poi tutto il resto della verdura ^_^ Così mi diverto, di tanto in tanto, a studiarne differenti versioni. Del resto so che la versione naturale e sfiziosa mi attende sempre in quella mezz'ora di piacevolissima compagnia.


Ingredienti

Per la catalogna
1 pera abate poco matura
20 foglie di catalogna
1 cucchiaio di mosto d'uva cotto
zenzaro a piacere
olio evo
sale
1 cucchiaio di semi di sesamo

Per le uova strapazzate
1 uovo
1 albume
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
sale
pepe
olio evo

Eliminate i gambi dalla catalogna (teneteli da parte perché presto vi darò qualche consigio su come utilizzarli) e lavate accuratamente le foglie, lasciandole in ammollo in acqua fredda per qualche minuto.
Lavate la pera e pulitela dal picciolo e dal torsolo. Tagliatela a tocchetti piuttosto piccoli e versateli in una scodella. Conditela con lo zenzero, il sale, l'olio e il mosto cotto. Lasciatela aromatizzare per una decina di minuti.
   Scaldate un filo d'olio in una padella e, quando sarà caldo, versatevi la frutta marinata. Saltatela a fiamma viva per 4 o 5 minuti, in modo da addensare la marinatura, senza fare ammorbidire troppo la polpa della pera.
Abbassate la fiamma e aggiungete la catalogna, tagliata a striscioline.
Aggiustate di sale e fate appassire bene la verdura. Mescolate, di tanto in tanto.
Dopo circa 5 minuti sarà pronta: unitevi i semi di sesamo e mescolate per amalgamarli perfettamente al composto in agrodolce. Spegnete il fuoco e tenete da parte, al caldo.
Scaldate una padella con un po' di olio. Versate in una ciotola l'uovo e il tuorlo. Unitevi il sale, il pepe, la curcuma e il parmigiano grattugiato. Sbattete energicamente con una forchetta e versate nella padella molto calda.
Continuate a lavorare l'uovo con una forchetta, in modo da muoverlo bene e "disfarlo". Basterà un minuto circa. Spegnete il fuoco e trasferite in un piatto.
Unitevi la catalogna in agrodolce e servite.
Un piatto ricco di preziose proprietà: proteine, vitamine, sali minerali e grassi buoni.
Un piatto dai sapori in contrasto, ma assolutamente ben legati tra loro.

Un piatto veloce ed economico, che saprà conciliare gli impegni della quotidianità e il desiderio di qualcosa di piacevole e sfizioso. Insolito e curioso, non manca di stupire i palati.